EMERGENZA IDRICA IN PUGLIA

(di Sebastiano Abbrescia - 30.3.2008)

A giorni, con molta probabilità, verrà decretato in Puglia lo stato di calamità naturale per la mancanza di piogge che alimentano gli invasi. Per prevenire una emergenza idrica che, secondo le stime dei metereorologi si annuncia gravosa nel prossimo ventennio, ecco profilarsi un progetto che prende sempre più corpo nell’establishments governativa: costruire dissalatori .

In Puglia ne sono previsti tre con un finanziamento di circa 160 milioni di euro.
Il primo sito è stato individuato a Manduria vicino Taranto, nei pressi del fiume Chidro, in un’area di grande interesse naturalistico dove peraltro è già stata realizzata un’opera edile rimasta incompiuta. La tenace opposizione degli ambientalisti pone qualche ritardo nell’attuazione del progetto.
Il secondo è previsto a Brindisi. Il comune brindisino ha individuato e proposto un sito industriale dismesso che però comporta spese elevate per la bonifica. Si attendono sviluppi.
Il terzo è previsto a Bari, distante dalla zona marittima per non deturpare la costa; probabilmente sarà inserito nell’area industriale.
Bene fa la Regione a preventivare l’emergenza idrica, ma la soluzione dei dissalatori pone qualche perplessità utilitaristica. Non azzardo alcuna stima, ma, in una logica di mercato è d’obbligo porsi domande: una tra tutte è intrinseca al costo effettivo del prezioso liquido prodotto da un
dissalatore: quanto costa un litro d'acqua per uso irriguo o industriale? Il prezzo può competere con quello di mercato? E quali sono i costi ambientali per la realizzazione, la manutenzione e la gestione di tali opere?
Domande lecite in un economia mercantile, forse i primi quesiti da porsi prima di preventivare un qualsiasi intervento strutturale. Assai singolare è che questi dati non siano mai emersi pubblicamente dallo studio sulla fattibilità dell’opera.
Le conoscenze e le pratiche in materia di bioedilizia suggeriscono: la captazione delle acque meteoriche per lo stoccaggio delle riserve idriche, ed il trattamento delle acque reflue per un uso agricolo o industriale. Domanda: Perché non cominciare dal loro sfruttamento?
Un esempio di proposizione progettuale sulle acque è menzionato nel programma presentato nel piccolo comune di Casamassima (provincia di Bari) dalla coalizione di centro-sinistra. Nel capitolo, ambiente e beni comuni sono citati una serie di interventi che rispecchiano principi di ecosostenibilità a partire dal recupero delle vecchie cisterne comunali, ed alla costruzione di nuove, ciò consentirebbe la libera fruizione dell'acqua da parte dell'agricoltura.
Ma parliamo ora di sprechi idrici. Sabato 22 marzo 2008 il quotidiano pugliese “La Gazzetta del Mezzogiorno” a pag. 7 titola: acqua 100 milioni in mare, e cita uno degli esempi di spreco della risorsa idrica. L’opera di completamento dei lavori per far confluire il fiume Sarmento nella diga del Sinni, una condotta in galleria di soli 400 metri per una spesa di 4 milioni e mezzo di euro , è ferma per un contenzioso tra la ditta appaltatrice e l’ente concessionario. Per l’opera sinora realizzata sono stati spesi finora oltre 200 milioni di vecchie lire, mentre continuano ad affluire in mare oltre 100 milioni di metri cubi di acqua.
Altro spreco da annoverare è individuabile nell’invaso artificiale posto nell'alta valle del Sinni e gestito dall'Enel per la produzione di energia idroelettrica, alla confluenza del torrente Cogliandrino . Da aprile 2002 a dicembre 2002 (periodo di massima emergenza idrica con Ordinanza Ministeriale n.1 del 2002 del Commissario Delegato per l'emergenza idrica), le acque dell'invaso del Cogliandrino furono rilasciate nel fiume Sinni per incrementare le disponibilità idriche dell'invaso di Monte Cotugno, acque che confluirono nella rete dell’acquedotto pugliese. In quel periodo di inattività l’Enel fu risarcita per la mancata produzione. Alcuni tecnici osservano che opere a valle delle turbine Enel, possono immettere la risorsa nella rete idrica dell’acquedotto. Oggi queste acque, per un totale di circa 100 milioni di metri cubi all’anno, finiscono disperse nel Tirreno.
La sola realizzazione di queste due opere potrebbe soddisfare un terzo del fabbisogno idrico annuale dell’acquedotto pugliese. E se a questo intervento ne seguissero altri per ridurre le perdite nella rete idrica dell'AQP...

Sebastiano Abbrescia - Rete comunicativa Sedi Regionali