Ecologia della politica – riflessioni

Difficile commentare a caldo notizie come quelle che in questi giorni riempiono le pagine dei giornali e che sgomentano per la gravità dei reati contestati e la notorietà e il ruolo delle persone coinvolte. Difficile perché si rischia di dire troppo o troppo poco, di non riuscire a separare il risvolto umano da quello politico, di non saper andare oltre le solite formule. Tuttavia, dati per scontati il rispetto per il lavoro della magistratura e la speranza che tutti gli indagati possano dimostrare la propria innocenza, una riflessione va tentata, se non altro per trarre da quanto accaduto un insegnamento e un monito.

E la riflessione è che da troppo tempo l’incapacità dei partiti a svolgere il ruolo assegnato loro dalla Costituzione e anzi, spesso, l’aver platealmente tradito tale compito, hanno fatto si che si sia fatto ricorso a metodi per ricercare e organizzare il consenso elettorale, basati più sui rapporti personali (di rispetto, di affetto, di gratitudine) che sulla comunanza di idee, più sullo scambio di favori (non necessariamente illeciti) che sulla condivisione di obiettivi, più sulla coincidenza di interessi individuali che su quella di ideali. In questa logica naturalmente un ruolo decisivo può giocare l’ambito lavorativo, tanto più persuasivo e condizionante quanto più il futuro elettore si trovi in una condizione di “necessità” e quasi “sudditanza” rispetto all’aspirante candidato.
La demonizzazione della politica, strumentalmente utilizzata anche da formazioni emergenti, ha fatto il resto, togliendo ai partiti ciò che restava della loro credibilità; le recenti amministrative, facendo registrare ovunque il successo delle liste civiche, ne hanno fornito ulteriore prova. In questo modo, però ci sembra venuta meno del tutto una funzione che i partiti avevano e che oggi nessuno (meno di tutti la rete) sembra in grado di svolgere: la formazione e la selezione dei candidati, il vaglio delle liste. Ancora una volta, è la dimensione personale/professionale del candidato a giocare un ruolo decisivo nella sua individuazione come possibile candidato.
Ma questa opacità di rapporti, che può sconfinare nell’illecito, è un prezzo equo da pagare?
Sono queste le considerazioni che ci inducono a parlare della necessità di una “ecologia della politica”.
VERDI MANDURIA