Permesso di ricerca di idrocarburi nel Mar Ionio

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Chiediamo che il Comune di Manduria prenda posizione contro questa ennesima minaccia al nostro mare.

Ora tocca allo Ionio. Quello che non hanno avuto il coraggio di portare a compimento i governi degli ultimi 10 anni lo realizza Renzi, concedendo, con decreto del 12 giugno 2015, il primo permesso di ricerca di idrocarburi nel Mar Ionio e precisamente nel golfo di Taranto, in una vasta area a 35 chilometri dalle coste di Gallipoli. Il permesso, che porta la sigla D 79 F.R.-EN, è stato concesso alla ENEL Longanesi Developments S.r.l. e comprende l’utilizzo dell’air-gun (il cui utilizzo non è più reato grazie alla recente legge sugli ecoreati, votata da tutti i parlamentari tranne che dai due Senatori dei Verdi), una tecnica che consiste in un vero e proprio bombardamento di onde sonore, che provocano danni irreversibili ai sistemi di orientamento della fauna marina, cetacei e delfini.

La commissione VIA ministeriale, nel concedere parere positivo, ha del tutto ignorato il fatto che nello Ionio possano essere presenti tutt’ora ordigni bellici inesplosi, risalenti al secondo conflitto mondiale, o che la magistratura stia indagando sul presunto affondamento nello Ionio di due “navi dei veleni”, cioè piene di rifiuti tossici. Senza considerare che lo Ionio è stato indicato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la protezione ambientale) come un habitat da proteggere per la sopravvivenza delle specie animali.

La Regione Puglia e la Regione Calabria, in sede di procedimento di VIA hanno espresso nelle loro osservazioni parere negativo al progetto. Ora ci auguriamo che procedano senza indugio, entro i sessanta giorni previsti, ad impugnare il decreto dinanzi al TAR del Lazio. Anche perché al Ministero sono già depositate altre dieci richieste, per analoghe esplorazioni, da parte di altre compagnie petrolifere.
Noi Verdi, come abbiamo già fatto sin dal 2010, chiediamo che il Comune di Manduria prenda decisamente posizione contro questa ennesima e ben più grave minaccia al nostro mare, chiamando il Consiglio Comunale ad esprimersi (basta riprendere la mozione da noi presentata nel 2010 e riproposta nel 2011) e facendosi promotore, presso l’Amministrazione provinciale di Taranto e presso tutti i Comuni della fascia costiera, della elaborazione di una comune strategia di lotta.

Noi Verdi siamo veramente sconcertati nel constatare che, mentre persino gli Arabi puntano sulle fonti rinnovabili e i principali organismi internazionali affermano che, per mantenere entro i 2 gradi centigradi l’innalzamento della temperatura del Pianeta, è necessario che l’80 % del petrolio e del carbone rimangano sotto terra, il governo italiano si piega agli interessi più beceri delle compagnie petrolifere, concedendo loro mano libera nella devastazione di un territorio e della sua economia.

FEDERAZIONE DEI VERDI – ESECUTIVO DI MANDURIA